Ecce bombo diretto ed interpretato ad Nanni Moretti, esce nelle sale l’8 marzo 1978.

Un piccolo cult-movie, il film racconta per brevi scene successive la solitudine e la profonda decadenza della mitologia quotidiana di tutta una generazione (Buttafava) incapace di andare al fondo delle proprie contraddizioni ma anche spaventata dalla propria paura dei sentimenti. Caustico e crudele, il film soffre però di una certa frammentarietà e non riesce ancora a trasformare (come Moretti saprà fare in seguito) la sua vitale aggressività e la sua disillusione da rabbia narcisistica in sofferta scelta morale.

Paolo Mereghetti

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No, veramente, non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi e io sto buttato in un angolo, no? Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: «Michele vieni di là con noi, dai». E io: «Andate, andate, vi raggiungo dopo». Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Eh no, sì. Ciao, arrivederci. Buonasera.

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E’… diciamo che al limite sto così. Però io sentivo che le risate tue, lui che cercava di essere allegro, lo capisco, perché io ho fatto finta fino a un paio d’ore fa. Io sono rientrato da due ore e ho fatto finta. Ho fatto finta. Adesso la mattina quando esco faccio finta, vado a prendere un caffé e faccio finta, fumo una sigaretta e faccio finta, dico due parole in una certa maniera e faccio finta… Stasera un’altra mazzata l’ho avuta tipo facendo un incontro: ho incontrato un etiope – un mio amico, studente universitario etiope – e ci siamo incontrati dopo diverso tempo, lui adesso ha preso la laurea, eccetera, e ci siamo trovati a parlare della situazione e io lì facevo finta…

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Penso che sbagliamo quasi tutto, nei rapporti con le donne, tra noi, con lo studio, in famiglia, nel lavoro. Io vorrei che noi parlassimo, veramente. Per cercare di cambiarci, di essere diversi, nei comportamenti, dai nostri nonni. Per essere ma veramente, nelle cose di tutti i giorni, rivoluzionari.

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Ciao, come stai, sì, senti, no, sono un po’ bloccato. Ti volevo dire se ci si poteva innamorare di me… Ti volevo dire se ci potevamo vedere per innamorarci di me… Sono innamorato di te. Ti volevo vedere per parlarti… Sono molto bloccato, mi intimidisci molto.

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Michele: Senti, che lavoro, me n’ero dimenticato, che lavoro fai?
Cristina: Be’, mi interesso di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica, leggo…
Michele: Concretamente?
Cristina [disorientata]: Non so cosa vuoi dire.
Michele: Come non sai, cioè, che lavoro fai?
Cristina: Nulla di preciso.
Michele: Be’, come campi?
Cristina: Mah, te l’ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose.
Michele: E l’affitto?
Cristina: Vivo con mio fratello e non lo pago.
Michele: Be’, dico, i vestiti?
Cristina: Eh, un amico, per esempio, che va a Londra, gli dico di portarmi delle cose, degli
Michele: Questa sigaretta qui?
Cristina: Ho incontrato un amico stamattina e mi ha dato due pacchetti di queste….

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