La battaglia di Verdun si aprì alle 7.15 del 21 febbraio con un colpo d’artiglieria tedesca ed è considerata una fra le più sanguinosa della storia: gli storici stimano che la concentrazione dei caduti raggiunse una media di tre vittime ogni metro quadrato superando le 300 mila perdite umane. Perdite provocate per la più parte dall’artiglieria pesante che spazzò via soldati che nemmeno riuscirono a vedersi in volto e scorgere veramente il nemico. A dimostrarlo alcune ricerche che parlano di 5.000 cannoni su trenta chilometri di fronte (in media uno ogni 6 metri) e 37 milioni di proiettili esplosi, 15 da parte francese e 22 da parte tedesca.

Il nonno di Leo Bassi – uno dei più noti pagliacci contemporanei – venne arruolato nell’esercito francese nella prima guerra mondiale e spedito proprio nelle trincee di Verdun dove riuscì a salvare un cane. Da uomo di circo, addestrò l’animale insegnandoli poi dei giochi con il meraviglioso intento di portare qualche sorriso a quegli sventurati uomini costretti a vivere nelle trincee fra fango e freddo, sotto una pioggia vera e dell’artiglieria, nell’odore di sangue e morte.

Ignoro quale fosse il suo nome e se vi siano altre foto di lui, ma ritengo che non serva sapere altro. Questa foto basta. Non v’è bisogno di aggiungere altro per capire che tipo di uomo era costui.

LEO BASSI CANE

Il testo che segue è frutto di una traduzione del testo spagnolo presente sulla pagina facebook di Leo Bassi

Il 21 febbraio 1916 iniziò la sanguinosa battaglia di Verdun tra tedeschi e francesi: 300 000 giovani europei morirono in 10 mesi combattendo in modo disumano, lungo un fronte di soli 12 km.

Il nonno di Leo Bassi, pagliaccio, venne mandato lì e per miracolo si salvò, tornato a casa prese ad odiare la borghesia, trasformandosi in un anarchico internazionalista e antimilitarista.

Avendo visto morire i suoi 2 compagni, anch’essi clown, in questa assurda contesa, giurò di educare i propri figli con valori pacifisti, e così avvenne anche nei miei confronti.

Della fanciullezza Leo ricorda le chiacchierate del nonno a favore della laicità e dell’amicizia tra popoli e il fervore della sua convinzione per quello che vedeva come la “missione” del circo e del clown: unire le persone al di sopra dei confini.

Gli raccontò anche di come salvò un cane impazzito per le esplosioni delle granate e di come questo animale divenne mascotte di tutta la sua unità, regalando momenti di salute mentale in un mondo folle.

Per conoscere Leo Bassi e la sua filosofia teatrale, quest’articolo de La Stampa:  LEO BASSI IL DIVINO BUFFONE

 

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