Amatrice è stata rasa al suolo del terremoto nella notte del 24 agosto.

Non vi sono mai stato, ma quella terra era – come raccontano l’appartenenza al club dei borghi più belli d’Italia e queste immagini – bella: di una bellezza che unisce la natura alla storia, tramite la sua gente e la loro cultura…

Ed io son certo che tornerà ad essere nuovamente così, ancora, appena il segno di questo mare di macerie, permetterà di scorgere nuovamente la terra ferma.

Quel marrone scuro e fertile o quel verde gentile e profumato, nel quale ritrovare la strada di casa, di nuove case – qualcuna ahinoi, fatta di nuvole e cielo – concedendo così un ritorno, seppur finto e doloroso, a coloro che Erri De Luca ha chiamato vittime di un “naufragio in terra”.

Il seme che è il lavoro dell’uomo, tornerà a mettere frutti, perché il destino della bellezza, nascosto e racchiuso fra le mani dell’uomo, è anche quello di passare nella corruzione, prima di tornare a rivelarsi.

Perché non tutto è destinato a scomparire, perché l’estinzione può estinguersi, quando ad essere intaccato è il futuro e la speranza di un paese che il destino ha voluto chiamare Amatrice.

Amatrice – Un’emozione senza tempo | Expo 2015 from Brainstorm on Vimeo.

2 luglio 2011

E all’improvviso si risentì belare ….
Immagina lo stupore
Immagina le bocche aperte e gli occhi spalancati dei bambini
Il sorriso dei ricordi degli uomini ormai adulti
Le lacrime, finalmente dolci, sui volti rugosi degli uomini antichi.
Un suono del passato
pian piano si avvicina.
Un frastuono lontano e familiare dal tempo ritorna
E la memoria si risveglia.
Le note gioiose di organetti e ciaramelle, campanacci e campanelli
accompagnano il passaggio di barrozze, carretti, cavalli e somarelli
con i loro umili preziosi carichi.
Donne con le conche e
bambini con il vestito della festa
salutano il ritorno.
Troppo tempo è passato da quando la strada
ancora selciata avete abbandonato.
Oggi è festa all’Amatrice
le greggi ritornano alla montagna
finalmente la verde Laga
tornerà ad essere punteggiata di bianca lana.
Fonte di vita, sacrificio e ricchezza del passato
emozionati vi salutiamo.
Oggi passato e futuro si incontrano e si confondono.
Gli uomini che un tempo vi guidavano
oggi vi seguono.
Vi seguono lungo in Viaggio della transumanza
sentiero della vita
tratturo di speranza.
L’attesa è stata lunga
ci siete mancate
compagne del destino delle genti di montagna.
Mai dimenticate
amate pecore
Bentornate.

Catia Clementi

www.transumanzaamatrice.it

  • – O – O –

“Il terremoto è un naufragio in terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.

Si abita un suolo chiamato per errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, ma
il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.

Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.

Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.

“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’ albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione”.

Erri De Luca

http://www.fondazionerrideluca.com/naufragio/

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