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Primo sermone domenicale di Vincent van Gogh sul Salmo 119, 19: “Sono uno straniero sulla terra, non mi nascondere i Tuoi comandamenti”. (Isleworth, 29 ottobre 1876)

E’ un’antica e buona tradizione di fede affermare che la nostra vita è il cammino di un pellegrino – che noi siamo stranieri sulla terra, ma che, sebbene sia così, pure non siamo soli perché il nostro Padre è con noi. Noi siamo pellegrini, la nostra vita è un lungo cammino o viaggio dalla terra al Cielo.

L’inizio di questa vita è questo: c’è soltanto una persona che non ricorda più il suo dolore e la sua angoscia per la gioia che sia nato un uomo nel mondo. E’ nostra Madre. La fine del nostro pellegrinaggio è l’entrata nella casa di Nostro Padre, dove ci sono molti posti, dove Egli è andato prima di noi a preparare un luogo per noi. La fine di questa vita è ciò che chiamiamo morte – è un’ora in cui verranno alla luce le parole, saranno visibili e udibili quelle cose che sono custodite nelle camere segrete dei cuori di coloro che attendono – è così che tutti noi abbiamo tali cose e presentimenti di tali cose nei nostri cuori. C’è dolore nel momento in cui un uomo nasce nel mondo, ma anche gioia, profonda e indescrivibile, una gratitudine così grande che raggiunge il più alto dei cieli. Sì gli Angeli di Dio sorridono, sperano e si rallegrano quando un uomo nasce nel mondo. C’è dolore nell’ora della morte, ma c’è anche una gioia indescrivibile quando è l’ora della morte di uno che ha combattuto una buona lotta. C’è Uno che ha detto: “Io sono la resurrezione e la vita, se un uomo crede in Me sebbene sia morto, pure egli vivrà”. Ci fu un Apostolo che udì una voce dal cielo che diceva: “Benedetti sono coloro che vivono nel Signore, poiché si riposano dalle loro fatiche e le loro opere li seguono”. C’è gioia quando un uomo nasce nel mondo, ma c’è gioia più grande quando un anima è passata attraverso la grande tribolazione, quando un angelo è nato in Cielo. Il dolore è meglio della gioia – e anche nella gioia il cuore è triste – ed è meglio andare alla casa del lutto che alla casa delle feste, poiché dalla tristezza della prova il cuore è reso migliore. La nostra natura è triste, ma per quelli che hanno imparato e stanno imparando a guardare a Gesù Cristo c’è sempre ragione di gioire. E’ una buona parola quella di S.Paolo: “Essere tristi pur sempre nella gioia”. Per quelli che credono in Gesù Cristo, non c’è morte o dolore che non sia unito alla speranza – nessuna disperazione – c’è solo un nascere costantemente di nuovo, un andare costantemente dall’oscurità alla luce. Essi non piangono come quelli che non hanno speranza – la fede cristiana cambia la vita in vita eterna.

Noi siamo pellegrini e stranieri sulla terra – veniamo da lontano e andiamo lontano. Il cammino della nostra vita va dall’amorevole grembo della nostra Madre sulla terra alle braccia di nostro Padre in cielo. Tutto sulla terra cambia – noi non abbiamo qui la città eterna – è l’esperienza di tutti. Che è la volontà di Dio che ci stacchiamo da ciò che è più caro sulla terra – noi stessi cambiamo da molti punti di vista, non siamo quello che eravamo una volta, non rimarremo quello che siamo ora. Da bambini diventiamo ragazzi e ragazze – giovani uomini e giovani donne – e se Dio ci risparmia e ci aiuta, mariti e mogli, Padri e Madri a nostra volta, e poi, lentamente ma sicuramente il viso che una volta aveva la rugiada mattutina, acquista le sue rughe, gli occhi che una volta splendevano di gioventù e gioia parlano di una sincera, profonda e onesta tristezza, sebbene possano conservare il fuoco di Fede, Speranza e Carità – sebbene possano splendere dello Spirito di Dio. I capelli diventano grigi o li perdiamo – ah! – davvero noi siamo solamente di passaggio sulla terra, noi siamo solamente di passaggio attraverso la vita, noi siamo stranieri e pellegrini sulla terra. Il mondo e tutta la sua gloria passano. Fai che i nostri ultimi giorni siano più vicini a Te e perciò migliori di questi.

Pure noi non possiamo vivere casualmente ora per ora – no, abbiamo una battaglia da combattere e una lotta da vincere. Che cosa dobbiamo fare: dobbiamo amare Dio con tutta la nostra forza, con tutta la nostra anima, dobbiamo amare il nostro prossimo come noi stessi. Dobbiamo osservare questi due comandamenti, e, se li seguiamo, se siamo ad essi devoti, non siamo soli, perché il nostro Padre in Cielo è con noi, ci aiuta e ci guida, ci da forza giorno per giorno, ora per ora, e così possiamo fare tutto in Cristo che ci dà forza. Siamo stranieri sulla terra, non ci nascondere i Tuoi comandamenti. Apri i nostri occhi affinché possiamo contemplare le cose meravigliose della Tua legge. Insegnaci a fare la Tua volontà e influenza i nostri cuori perché l’amore di Cristo possa obbligarci e noi possiamo essere portati a fare quello che dobbiamo fare per essere salvati.

Sulla strada dalla terra al Cielo Guidaci con il Tuo sguardo; Noi siamo deboli, ma Tu sei forte, Sostienici con la Tua mano potente.

Potremmo paragonare la nostra vita ad un viaggio, andiamo dal luogo dove siamo nati ad un porto lontano. La nostra vita potrebbe essere paragonata ad un veleggiare su un fiume, ma molto presto le onde diventano più alte, il vento più violento, arriviamo al mare quasi prima che ne siamo consci – e dal cuore sale la preghiera a Dio: “Proteggimi, o Dio, poiché la mia barca è così piccola e il Tuo mare è così grande. Il cuore dell’uomo è molto simile al mare, ha le sue tempeste, le sue maree e i suoi abissi; ha anche le sue perle. Il cuore che cerca Dio e una vita in Dio ha più tempeste che qualunque altro. Vediamo come un Salmista descrive una tempesta nel mare. Deve aver sentito la tempesta nel suo cuore per descriverla così. Leggiamo nel Salmo 7: “Coloro che scendono in mare in navi che fanno affari in grandi acque, questi vedono le opere del Signore e le Sue meraviglie nel profondo. Poiché Egli comanda e alza un vento tempestoso, che solleva le onde. Esse salgono fino al Cielo, si inabissano di nuovo nel profondo, la loro anima si annulla a causa del loro travaglio. Poi piangono rivolti al Signore nel loro dolore ed egli li solleva dalle loro afflizioni. Egli li porta al loro desiderato porto”.

Non sentiamo questo qualche volta nel mare delle nostre vite? Ognuno di voi non sente con me le tempeste della vita o il presentimento di esse o il ricordo di esse?

E adesso leggiamo una descrizione di un’altra tempesta nel mare nel Nuovo Testamento, come la troviamo nel sesto capitolo del Vangelo secondo S. Giovanni dal versetto 7 al 21: “E i discepoli salirono su una barca e andarono sul mare verso Cafarnao e il mare si alzò a causa di un gran vento che soffiava. Così quando essi ebbero remato per circa 25 o 30 miglia, essi videro Gesù che camminava sul mare e si avvicina alla barca ed ebbero paura. Poi volentieri Lo accolsero sulla barca e subito la barca arrivò alla terra dove essi erano diretti”. Voi che avete sperimentato le grandi tempeste della vita, voi su cui tutte le onde e i flutti del Signore sono passati – non avete sentito, quando il vostro cuore veniva meno per la paura, l’amata e ben conosciuta voce con quel qualcosa nel suo tono che vi ricordava la voce che incantava la vostra infanzia – la voce di Lui il cui nome è Salvatore e Principe della pace, che dice come se parlasse a te personalmente, proprio a te personalmente: “Sono io, non avere paura”. Non temere. Non lasciare che il tuo cuore si turbi. E noi, le cui vite sono state calme fino ad ora, calme in paragone di ciò che gli altri hanno sentito – non temiamo le tempeste della vita, tra le alte onde del mare e sotto le grigie nuvole del cielo – vedremo avvicinarsi Colui che abbiamo così spesso desiderato e guardato, Colui di cui abbiamo così bisogno e sentiremo la Sua voce: “Sono io, non temere”. E se dopo un’ora o un periodo di angoscia o di cordoglio o grande difficoltà o pena o dolore Lo sentiamo che ci chiede: “Mi ami tu?” Allora diciamo: “Signore Tu sai tutte le cose, Tu sai che io Ti amo”. E conserviamo quel cuore pieno dell’amore di Cristo e possiamo perciò vivere una vita che l’amore di Cristo sospinge: “Signore Tu sai tutte le cose, Tu sai che io Ti amo”. Quando guardiamo indietro al nostro passato sentiamo come se Ti avessimo amato, perché qualunque cosa abbiamo amato, abbiamo amato in Tuo nome.

Non abbiamo avuto spesso i sentimenti di una vedova o di un orfano – nella gioia e nella prosperità e ancor più che nel dolore – a causa del pensiero di Te? In verità la nostra anima Ti aspetta più di quelli che vegliano per il mattino, i nostri occhi sono rivolti a Te, o Tu che dimori in Cielo. Anche nei nostri giorni ci può essere una tale cosa come cercare il Signore.

Cos’è che chiediamo a Dio – è una cosa grande? Si, è una cosa grande, pace per il profondo del nostro cuore, riposo per la nostra anima – dacci quell’unica cosa e poi non vogliamo molto di più, poi possiamo stare senza molte cose, possiamo soffrire grandi cose in nome Tuo. Vogliamo sapere che siamo Tuoi e che Tu sei nostro, vogliamo essere Tuoi – essere Cristiani – vogliamo un Padre, l’amore di un Padre e l’approvazione di un Padre. Possa l’esperienza di vita rendere il nostro sguardo unico e fisso su di Te. Possiamo noi diventare migliori, mentre andiamo avanti nella vita.

Abbiamo parlato delle tempeste nel cammino della vita, ma ora parliamo delle quieti e delle gioie della vita Cristiana. Eppure, miei cari amici, aggrappiamoci piuttosto ai periodi di difficoltà e di fatica e di dolore, poiché la quiete è spesso ingannevole. Il cuore ha le sue tempeste, ha i suoi periodi di abbattimento, ma anche i suoi periodi di calma e di esaltazione. C’è un tempo per sospirare e per pregare, ma c’è anche un tempo per rispondere alla preghiera. Il pianto può durare per una notte ma al mattino viene la gioia.

Il cuore che sta venendo meno Può riempirsi fino a traboccare E quelli che lo guardano Si meraviglieranno e non sapranno Che Dio alle sue sorgenti Molto lontano lo stava colmando.

Io vi lascio la mia pace – abbiamo visto come c’è pace anche nella tempesta. Grazie a Dio, che ci ha permesso di nascere e vivere in una città Cristiana. Qualcuno di noi ha dimenticato le ore d’oro dei nostri primi giorni a casa e, dal momento in cui abbiamo lasciato quella casa – poiché molti di noi hanno dovuto lasciare quella casa e guadagnarsi da vivere e farsi strada nel mondo. Non ci ha Egli portato fino a questo punto, ci è mancato qualcosa? Signore noi crediamo che Tu aiuti il nostro scetticismo. Io ancora sento il rapimento, il brivido di gioia che ho provato quando per la prima volta ho guardato profondamente nelle vite dei miei Genitori, quando ho sentito istintivamente quanto erano Cristiani. E ancora provo quel sentimento di eterna giovinezza e di entusiasmo con cui andai verso Dio dicendo: “Anch’io sarò Cristiano”. Siamo quello che sognavamo che avremmo dovuto essere? No, ma pure i dolori della vita, la moltitudine delle cose della vita quotidiana e dei doveri quotidiani, così tanto più numerosi di quello che ci aspettavamo, l’agitarsi avanti e indietro nel mondo, lo hanno nascosto, ma non è morto, dorme. L’antica eterna fede e l’amore di Cristo possono dormire in noi, ma non sono morti e Dio può farli rivivere in noi. Ma ancorché siamo nati di nuovo a vita eterna, alla vita di Fede, Speranza e Carità, – e a una vita perpetua – alla vita di un Cristiano e di un lavoratore Cristiano, siamo un dono di Dio, un’opera di Dio – e di Dio solo, pure poniamo mano all’aratro nel campo del nostro cuore, lanciamo la nostra rete una volta ancora – proviamo un’altra volta. Dio sa l’intenzione dello spirito, Dio ci conosce meglio di quanto noi conosciamo noi stessi, poiché Lui ci ha creato e non noi. Egli sa di che cosa abbiamo bisogno. Egli sa ciò che è bene per noi. Possa darci la Sua benedizione sul seme della Sua parola, che Egli ha seminato nei nostri cuori. Con l’aiuto di Dio, passeremo attraverso la vita. Egli ci darà il modo di sfuggire a ogni tentazione.

Padre noi non ti preghiamo che ci porti fuori dal mondo, ma ti preghiamo che ci preservi dal male. Non ci dare né povertà né ricchezza, nutrici con il pane adatto a noi. E lascia che i tuoi canti siano la delizia nelle case del nostro pellegrinaggio. Dio dei nostri Padri, sii il nostro Dio: possa il loro popolo essere il nostro popolo, la loro fede la nostra fede. Noi siamo stranieri sulla terra, non nasconderci i Tuoi comandamenti, ma possa l’amore di Cristo sospingerci. Aiutaci a non lasciarTi o a smettere di seguirTi. Il Tuo popolo sarà il nostro popolo. Tu sarai il nostro Dio.

La nostra vita è il cammino di un pellegrino. Una volta ho visto un bellissimo quadro: era un paesaggio alla sera. In distanza sul lato destro una fila di colline appariva azzurra nella leggera nebbia della sera. Su quelle colline lo splendore del tramonto, le nuvole grigie con i loro orli d’argento, d’oro e di porpora. Il paesaggio è una pianura o una landa coperte di erba e di foglie gialle perché era autunno. Attraverso il paesaggio una strada porta a un’alta montagna, lontana, molto lontana, sulla cima di quella montagna è una città su cui il sole tramonta glorioso. Sulla strada cammina un pellegrino, qualcosa in mano. Ha già camminato per lungo tempo ed è molto stanco. E ora incontra una donna, o una figura in nero, che fa pensare alla parola di S.Paolo: “Come essere colmi di pena eppure gioire sempre”.

Quell’Angelo di Dio è stato messo là per incoraggiare i pellegrini e rispondere alle loro domande e il pellegrino le chiede: “La strada va su per la collina tutto il tempo?”. E la risposta è: “Si, fino alla fine”. E lui chiede di nuovo: “E il cammino durerà tutto il giorno?”. E la risposta è: “Dalla mattina alla sera amico mio”.

E il pellegrino va avanti colmo di pena eppure sempre gioendo – pieno di pena perché è così lontano e la strada così lunga. Pieno di speranza mentre guarda su verso la città eterna, lontana, risplendente nella luce della sera e pensa a due antichi detti che ha sentito tanto tempo fa – uno è:

“Molta lotta deve essere combattuta Molta sofferenza deve essere sofferta Molte preghiere devono essere pregate E allora la fine sarà pace”

E l’altro è:

“L’acqua arriva alle labbra Ma non arriva più in alto”

Ed egli dice: Sarò sempre più stanco ma anche sempre più vicino a Te. L’uomo non deve lottare sulla terra? Ma c’è una consolazione da Dio in questa vita. Un Angelo di Dio che conforta l’uomo – che è l’Angelo della Carità. Non dimentichiamolo. E quando ognuno di noi torna alle cose quotidiane e ai doveri quotidiani non dimentichiamo che le cose non sono quello che sembrano, che Dio ci insegna cose più alte attraverso le cose della vita quotidiana, che la nostra vita è il cammino di un pellegrino, e che noi siamo stranieri sulla terra, ma che noi abbiamo un Dio e padre che protegge gli stranieri, – e che siamo tutti fratelli.

Amen.

E ora la grazia di nostro Signore Gesù Cristo, e l’amore di Dio Padre e la compagnia dello Spirito Santo, siano con noi sempre di più.

Amen.

Lettura: Salmo 91.

1 Tu che abiti al riparo dell’Altissimo
e dimori all’ombra dell’Onnipotente,
2 dì al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio, in cui confido».
3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
4 Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
5 La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,
6 la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
7 Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.
8 Solo che tu guardi, con i tuoi occhi
vedrai il castigo degli empi.
9 Poiché tuo rifugio è il Signore
e hai fatto dell’Altissimo la tua dimora,
10 non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
11 Egli darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutti i tuoi passi.
12 Sulle loro mani ti porteranno
perché non inciampi nella pietra il tuo piede.                                                                                          13 Camminerai su aspidi e vipere,
schiaccerai leoni e draghi.
14 Lo salverò, perché a me si è affidato;
lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome.
15 Mi invocherà e gli darò risposta;
presso di lui sarò nella sventura,
lo salverò e lo renderò glorioso.
16 Lo sazierò di lunghi giorni
e gli mostrerò la mia salvezza.

Amen.

Testo integrale del sermone di van Gogh, secondo la traduzione a cura di Maria Pia Martini.

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