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Chi usa più perifrasi oggi? C’è il mito dell’esser brevi, concisi, brillanti e lancinanti. Lancinare l’altro con un bit, twit, cip.

Più si è brevi, più si è bravi.

La perifrasi è l’esatto opposto.

Usare più parole possibile per dire una parola sola. Più son lungo, più son bravo.

Qualcuno obietterà: usare perifrasi vuol dire essere verboso, inutile, dire parole non necessarie: menar il can per l’aia.

Vero, è così. Aggiungerei che perifrasare è tergiversare, girovagare, vagabondare.

La perifrasi è il corrispondente del vagabondo, perdigiorno, randagio… E’ l’andare in torno, l’andare in tondo, l’andare a giro.

Perdere tempo.

La meraviglia del perdere tempo… e parole! La perdita di parole, l’usare parole a spreco, senza badare a spese. In tempi di spending rewiew.

Dire per esempio “quel bottone argentato che illumina la notte” invece che dire luna.

Dire “quel pezzo di tela semitrasparente che si mette davanti a un vetro per offuscare lievemente la luce in modo che non ci abbagli”, per dire tenda.

Dire, invece che giovinezza, “quel tempo della tua vita mortale…”. Che strano… L’inizio di A Silvia è tutto una sola immensa perifrasi per dire “quand’eri giovane”: “Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi?”.

Gli esempi di perifrasi che ci vengono in mente stanno quasi sempre in poesie. Sarà casuale? No. La poesia è di per sé un giro di parole, si nutre di perifrasi. Petrarca non fa altro. Per esempio quando dice: “Quando il pianeta che distingue l’ore ad albergar col Tauro si ritorna, cade vertù da l’infiammate corna, che veste il mondo di novei colore”, vuol solo dire che è primavera…

E allora?

E allora viviamo nel tempo della comunicazione, non certo della poesia. Se diciamo “Silvia, ti ricordi quand’eri giovane?” abbiamo detto la stessa cosa molto più in breve. Abbiamo comunicato. Abbiamo fatto un gesto di… comunicazione. Cioè, abbiamo rivolto a qualcuno di ben definito una ben definita domanda che aspetta una, altrettanto ben definita, risposta: sì mi ricordo, no non mi ricordo. Fine. Breve, conciso, efficace… economico. Ma abbiamo fatto, appunto, solo una domanda. E ci siamo persi gli occhi ridenti e fuggitivi, il limitare di gioventù, il monito che la vita è mortale…

Oggi ci piace così. Oggi chiediamo ai ragazzi a scuola poche righe, molti schemi, molte crocette. Concisione, brevità, risparmio, crocette!

Oggi mandiamo sms.

Altro è il tempo della letteratura…

Fine.

Domenica, Il sole 24 ore, 25 maggio 2014

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