Era un vecchio negozio di occhiali, nascosto in un angolo addormentato della città. Bisognava avere buoni occhi, davvero, per leggere l’insegna del magazzino ormai cancellata dal tempo: “Ottico”. Che paradosso.

Un giorno di pioggia, mentre il mio ombrello ribelle non voleva aprirsi, mi precipitai sotto la tettoia del negozio. La porta si aprì canticchiando. Entrai. “Almeno non avrò freddo”.

Un vecchio signore, che pareva un gufo con i suoi grandi occhi tondi, venne avanti verso di me e disse:

– Ho ciò di cui lei ha bisogno.

Chiusi il mio ombrello, stupito.

– Non voglio niente, grazie! – risposi – E’ solo la pioggia che…

– Lo so, lo so… – mi rassicurò il vecchio. – Piove tanto oggi!

– Venga, venga, ho tutto ciò che le occorre!

E, senza aspettare una mia risposta, mi avvicinò una sedia di velluto. Mi guardò dalla testa ai piedi, sollevò le sopracciglia:

– Vi piacciono gli occhiali?

– Francamente…Non ne porto. Anche se… A pensarci bene, in effetti sono un po’ miope.

Il vecchio mi diede un paio di occhiali. Li misi e ancora prima di capire se vedevo meglio o no sentii il mio umore cambiare. Mi sentii all’improvviso stanco, sì, come dire…terribilmente stanco. Stanco di tutto. E per giunta non vedevo niente!

– E’ assurdo – dissi. – Che cosa mi ha dato? Certamente non degli occhiali!

– Scusate! Mi sono sbagliato – si affrettò a rispondere il vecchio. – Le ho dato degli occhiali con lenti depressive: sono quelle che generalmente tutti portano. Perciò  la gente non vede altro che la propria tristezza. Lasciamo perdere e provi piuttosto questi.

– Com’è strano! – dissi. – Vedo dei palloncini…Un’altalena e non so perché…ma ho una gran voglia di correre su un prato! Che situazione ridicola! Sì… vorrei pure mangiare un gelato! Cosa mi succede? – chiesi, togliendomi le lenti.

– La spiegazione è semplice, lei porta un paio di occhiali per bambini.

Il negoziante abbassò lo sguardo e fissò per un attimo il mio pantalone.

– Qualcosa non va?

– Niente di particolare… – riprese l’ottico. – Lei ha scordato i suoi occhi nella tasca di sinistra, guardi bene! Ora provi questo paio.

Il vecchio posò sul mio naso uno strano paio di occhiali. Davanti ai miei occhi apparve un ponte ed era autunno. Quel ponte lo conoscevo, certamente! Dei ricordi mi assalirono all’improvviso…Sentii il profumo della terra umida e di quei giorni così particolari e vuoti…

– Era un brutto momento di qualche anno fa – dissi per scusarmi.

Provai a togliere gli occhiali, ma l’ottico intervenne:

– Aspetti un secondo e vedrà… Le cose brutte non sempre sono brutte e lo spettacolo non è finito! – disse sorridendo.

Alzai le spalle e mi sedetti di nuovo sulla poltrona. Vedevo di nuovo quel ponte, poi dell’acqua che scorreva e un uomo che guardava l’acqua con le mani poggiate sul muretto. Quell’uomo ero io.

– La vede quella tristezza? – disse il vecchio. – Non è divertente forse? E’ triste, certo, quella tristezza. Una vera disperazione, anzi! Ma è anche divertente quando la si guarda bene… Scusi se rido ma, sa, non ho la stessa visione delle cose! Continui a guardare la prego.

Con la punta delle sue dita il vecchio toccò i miei occhiali e mi sembrò che il mio sguardo, per così dire, si allontanasse da me. Vidi la terra come fosse una carta geografica e poi a poco a poco la vedevo sempre più rotonda, ora luminosa. Laggiù, tutto in basso vedevo un ponte e un uomo che ammirava l’acqua. Ed ero sempre io quell’uomo! E sulla mia fronte gocciolava un pensiero nero come un piccolo serpente. Non lo avevo visto prima quel serpente. Un raggio di sole cadde un istante dopo e il pensiero sparì nell’acqua.

Mi girai verso il negoziante stupefatto.

– Questi occhiali sono così…stravaganti!

– Lei non ha bisogno di un paio di occhiali, ma di imparare a ravvivare il suo sguardo. Si è spento, ecco il suo problema. Si tratta di piccoli inconvenienti che capitano nella vita quotidiana. Un vero sguardo percepisce un filo d’erba, un pensiero, il sussulto dell’anima; lei, in quell’epoca lontana del ponte, non vedeva niente. Se lo ricorda? A proposito, – aggiunse l’ottico mentre mi accompagnò alla porta – avete visto l’alba ieri? Era bellissima…

– No… Non l’ho vista…Era bella davvero? Ora…mi piacerebbe tanto vederla! Senza l’alba come posso esistere?

Mi stupii del suono della mia voce. Ebbi la sensazione d’aver pronunciato il primo suono della mia vita.

– Imparare a guardare è anche imparare a parlare – disse il vecchio, prima di richiudere la porta.

Mentre uscii dalla bottega, la pioggia finì.

Da Piccoli racconti Spirituali, Emmanuel Gallot – Lavallée,  Ed. Meef

Annunci