Street and sewer drain next to St. John, KorogochoE’ passato poco più di un anno dalla nostra prima lettera, in cui vi ringraziavamo per quella collaborazione che ci ha permesso di piantare qualche piccolo seme – reale e simbolico – in Kenya, a Korogocho.

Il tempo ci sposta, ci porta in avanti ed in questo moto, qualcosa inevitabilmente s’allontana: prima di un secondo, poi d’un minuto, fino a distanziarsi di giorni e giorni… Qualcos’altro – probabilmente ciò che più è importante per noi – invece resta e non ci abbandona mai: talvolta si tratta di persone, tal’altra di pensieri.

E fra i pensieri che ancora teniamo per mano – e che ci accomunano a voi, grazie a quella maglietta che sapete – c’è quello per Korogocho, per quel mondo così lontano, già raccontato con qualche parola ed alcune immagini…

Sebbene quest’anno non ci sia stata la forza necessaria per organizzare un “viaggio-missione” come l’anno passato, siamo riusciti ugualmente (grazie alle detrazioni fiscali, derivanti dalle somme devolute l’anno passato) a sostenere con un’ulteriore donazione i vari progetti della baraccopoli, avviati da Padre Stefano: un po’ di denaro insomma; un po’ di denaro che però aiuta, perché si traduce in cibo, in vestiti, in libri.

Denaro che, inspiegabilmente, ha la stessa forma e lo stesso colore, anche nel momento in cui viene utilizzato per comprare o vendere pane o armi, ma anche animali o persone.

Animali o persone.

Il vendere “carne umana” è di ieri come d’oggi: magari ha cambiato forma, ma in sostanza è rimasto immutato e c’è sempre bisogno di rammentarlo a tutti noi, così come a tutti gli abitanti di Korogocho. Ed infatti, fra le baracche, lungo una stradina che è anche scolo, una parete è stata dipinta con quella storia dell’Antico Testamento che racconta di come fratelli crudeli, andarono a vendere Giuseppe ed i suoi sogni. (Genesi 37,12-36)

La foto che vi alleghiamo, ritrae questo contesto, ma non solo, perchè la presenza di quella donna – con le sue variopinte vesti, con le sue intrecciate rughe – trascende la sua singolarità di persona per arrivare a tratteggiare il volto ed il profilo di un intera umanità, che impotente assiste ovunque a quel trasformare in cosa, l’uomo.

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