Croce in filo spinato da baraccamento austroungarico Ortles-Cevedale. Mostra permanente della Grande Guerra di Borgo Valsugana

Croce in filo spinato da baraccamento austroungarico Ortles-Cevedale. Mostra permanente della Grande Guerra di Borgo Valsugana

 31 luglio 1914: ultimatum della Germania alla Francia.

I riservisti in due giorni, lasciano la propria vita, le proprie mogli, le proprie madri, le proprie figlie…

Non soltanto lei piangeva, piangeva.
Piangeva per oggi e per domani,
E per tutto il suo avvenire.
Per tutta la sua vita a venire.
Ma piangeva, piangeva anche.
Piangeva per il suo passato.
Per i giorni che era stata felice nel suo passato.
L’ingenua.
Per cancellare i giorni in cui era stata felice nel suo passato.
Per cancellare i suoi giorni di felicità.
I suoi antichi giorni di felicità.
Perché quei giorni l’avevano ingannata.
Quei giorni ingannatori.
Quei giorni l’avevano tradita.
Quei giorni antichi.
Quei giorni in cui avrebbe dovuto piangere, in anticipo.
Bisognerebbe sempre piangere provvisoriamente.
In anticipo per i giorni a venire.
Le sofferenze a venire.
La sofferenza che veglia.
Avrebbe dovuto prendere le sue precauzioni.
Bisognerebbe sempre prendere le proprie precauzioni.

Se avesse saputo.

Se avesse saputo avrebbe pianto sempre.
Pianto tutta la sua vita.
Pianto in anticipo.
Avrebbe diffidato.
Avrebbe preso le sue precauzioni.
Così non sarebbe stata ingannata.
Non sarebbe stata tradita.

S’era tradita da sé non piangendo.
S’era derubata da sé.
S’era ingannata da sé.
Non piangendo.
Accettando quei giorni di felicità.
S’era tradita da sé.
Era entrata nel gioco.
Quando si pensa che c’erano stati giorni in cui aveva riso.
L’ingenua.
Tutto andava così bene a quel tempo.
Lei piangeva, piangeva per cancellare quei giorni.
Lei piangeva, piangeva, cancellava quei giorni.
Quei giorni che aveva rubati.
Che le avevano rubato.

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