Perché è difficile “incontrarsi veramente”: difficile sebbene ogni passo sia incrocio ed occasione d’un perpetuo incrociarci. Avete mai pensato, a tal proposito, a quanta gente passa sotto i nostri occhi, ogni giorno??

Quando ci penso, mi spiazza profondamente sapere che tutte le persone intraviste meritino molto più di uno sguardo – magari sfuggente – perché non sono “operose formiche farfalle”, ma creature quanto me, con una storia, una vita, dei segreti, una canzone o una maglietta preferita, una ferita da qualche parte o una cosa bella custodita come gioia infinita…

Se penso poi che nelle popolazioni primitive, gli sconosciuti erano trattati con tutti i riguardi del caso – in chi s’incontrava poteva nascondersi un “dio”– e rapporto quell’atteggiamento alla quotidianità, mi coglie un profondo dispiacere perché tutti noi stiamo perdendo non solo la possibilità di incontrare la divinità, ma anche l’uomo, perché stanno uno dentro l’altro, come il seme col frutto.

A Korogocho, camminando dal nostro alloggio al Boma Rescue Center – la scuola sulla discarica –  dovevamo attraversare il fiume Nairobi, grazie ad un piccolo ponte: quando vi eravamo sopra, si potevano scorgere lungo la  riva, donne intente a lavare, non panni,ma spazzatura per poterla poi vendere.

Di loro abbiamo sempre visto – siamo davvero sicuri di averle viste, non erano sirene? – le schiene curve: mai il viso, mai gli occhi…

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Abbiamo il piacere di invitarvi ad un momento d’incontro, con due ragazzi che son nati e vivono Korogocho: abbiamo organizzato con loro una due giorni, il 29 e 30 marzo, in un rifugio situato nel parco dell’Adamello. Alleghiamo pertanto la locandina dell’iniziativa: come potrete leggere si è programmato un cineforum ed un laboratorio anche se in fin dei conti vorremmo semplicemente incontrarci e lasciar che le cose e le parole, semplicemente accadessero.

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