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Rileggere Shakespeare e metterlo in scena è sempre un impresa: linguaggio, personaggi, ambientazioni da ricercare e da ricreare, testo da ridurre tagliando battute e particolari – che trascurabili non sono, altrimenti sarebbero stati omessi, e poi costumi, luci, arredi…

Resta il fatto che il dovere di un regista sia quello di interpretare un testo, ma di rileggerlo e sconvvolgerlo, rendendo la virile gelosia di un generale moro una forma di pazzia che si alimenta fino al suicidio, ma senza quella progressività capace di renderla credibile. Non si può permettere che la parola scritta abbia un messaggio e che l’espressività così come le azioni ne suggeriscano un’altro: accade che il pubblico ride quando dovrebbe sospirare e ciò che è più grave, lo si inganna lasciandogli il dubbio che Otello sia una commedia con dei morti invece che una vera e propria tragedia, uno sgretolarsi fino all’annienamenteo di ogni rapporto, in ogni direzione e senso

La recitazione di Desdemona, credo mirasse alla ingenua purezza di una donna che è solo bianca e solo bene, ma risulta mono tono, senza anima, fredda. Le tre scene di morte, non han nulla di teatrale ma sembrano uscire da un film western. L’unico oggetto di scena, una lampada viene portato in vita da Otello e lasciato lì nel palco: non contiene e suggerisce alcunché e diventa un oggetto insensato ed inanimato, senza messaggio. Il disegno luci è talmente banale e costante – se escludiamo la proiezione della luce e del fondo che è più scenografia – che pare non esser stato indagato: solo un piazzato. La scena dell’ubriacatura non ha alcuna sensibilità temporale divenendo grottesca. Le recitazioni son variegate e non danno quel senso d’insieme che è il solo in grado di tributare omogeneità e equilibrio. Incredibili invece i costumi.

V’è da dire che la platea ha reagito con una marea di applausi entusiasti alla conclusione dello spettacolo. Applausi che non contenevano il mio, per via di quell’insopportabile finzione che se al cinema può aver senso, a teatro diviene pestifera e capace di anestetizzare ogni sentire.

OTELLO
di William Shakespeare
appunti di drammaturgia per Otello Nanni Garella
traduzione, adattamento e regia Nanni Garella
scene Antonio Fiorentino
luci Gigi Saccomandi
costumi Claudia Pernigotti
regista assistente Gabriele Tesauri
con Massimo Dapporto e Maurizio Donadoni
e con Angelica Leo, Federica Fabiani, Gabriele Tesauri, Matteo Alì e un attore in via di definizione
produzione Arena del Sole – Nuova Scena, Teatro Stabile di Bologna
in collaborazione con Estate Teatrale Veronese
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Durata: 2 ore e 30 minuti con intervallo

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