Un bambino corre sul piazzale della sua scuola – dove i giochi sono le gomme dei camion – e vien sospeso e sorpreso con un sol piede per terra: non prossimo all’inciampo e tanto meno al volo, ma semplicemente proteso al passo successivo. Sopra ai vestiti stoffe di plastica, recuperate nella discarica che come un prato s’apre oltre le porte del cancello. Le braccia aperte forse per far “suonare” quel rigido tessuto,  forse a simulare ali…

Un uomo che, davanti al presepe, si limita a soffiare bolle di sapone: più concrete di una preghiera, più vere delle parole.

Sommate tutto quanto – il bambino, l’uomo, la scuola e il presepe – ma togliete lo spazio ed il tempo.

In fine, aspettate finché: non avrete calibrato la sensibilità, al livello di chi guarda compiaciuto il proprio autoritratto, eseguito all’età di cinque anni. E finché non avrete trasformato la speranza e la fede in certezza, in quella certezza d’allora, nella quale si credeva in Santa Lucia o Babbo Natale.

Non scorgete anche voi, ora, in questa foto un angelo?

Un angelo che, in volo sopra una delle tante grotte-Betlemme del mondo, bisbiglia poche e semplici parole, perché davvero tutti già sanno tutto?

In effetti, è vero: sappiamo già tutto.

Solo è ricordare e prestare attenzione, perché più una cosa è importante più è segreta ed i segreti son sempre tutti piccoli, quasi invisibili e lontanissimi dall’apparenza: come il lievito dal pane, come le api dai fiori…

Il Natale è ogni oggi e ricomincia sempre domani. Buon Natale.

 

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