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Mio figlio di otto anni crede ancora a Babbo Natale e temo che rimanga l’ultimo credulone della classe. Devo dirgli la verità?

Da anni assistiamo all’allargamento di tutte le fasce d’età: l’adolescenza si protrae ben oltre i vent’anni, i figli si fanno con calma verso i quaranta e la vecchiaia, non ne parliamo, ormai è una faccenda infinita. Per qualche strano motivo, però, l’unica età che stiamo restringendo è quella più bella: l’infanzia.

Un giocattolaio mi ha spiegato che ormai i bambini sopra gli otto anni non giocano più e non si chiamano neanche più bambini: il mercato li chiama pre-teen e li ha trasformati in piccoli consumatori di tecnologia e abbigliamento. Ci stiamo perdendo la fantasia dei bambini, la loro capacità di credere nella magia. L’infanzia dovrebbe essere una zona protetta, da tutelare come si fa con gli animali in via d’estinzione. Perché in quegli anni i bambini fanno il pieno di quella capacità di immaginare l’impossibile che da adulti li porterà a tentare imprese più grandi di loro.

Ogni minuto in più che tuo figlio crederà all’idea delle renne che sfrecciano in cielo sarà un granello di mistero in più che si porterà dentro da adulto. Poi si sentirà un po’ credulone? Pazienza. Non so te, ma io non ricordo più il momento in cui ho scoperto la verità su Babbo Natale. Ma ricordo benissimo l’emozione di svegliarmi la mattina e scoprire che era di nuovo successo qualcosa di magico.

Internazionale, numero 1031, 20 dicembre 2013

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