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Mi pare di vagare come un sonnambulo; come se vita e arte fossero una cosa sola. Non so se “Il padre” sia frutto dell’immaginazione o se la mia vita lo sia; ma ho l’impressione che in un istante sempre più prossimo tutto ciò mi diverrà chiaro, e allora o la follia o i rimorsi o la spinta al suicidio mi faranno crollare. Per troppa letteratura, la mia vita ha assunto un carattere d’ombra; non mi sembra più di camminare sulla terra, piuttosto di fluttuare in un’atmosfera non d’aria ma di tenebra. Se la luce dovesse irrompere in questa tenebra cadrei al suolo spezzato. E’ singolare che in un sogno ricorrente mi paia di volare, senza peso, e mi sembra del tutto naturale, così come qualsiasi concetto di giusto o sbagliato, di vero o falso ha perso per me ogni consistenza, e tutto quel che accade, per quanto insolito, mi pare rientrare nell’ordine naturale delle cose.

August Strindberg, 14 novembre 1887 dopo la prima de Il padre all’amico Axel Lundegard

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