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«Ricordo un caporedattore. Fumava e beveva di continuo, la leggenda vuole che certe notti dormisse in redazione. Gli portavo i miei articoli, li leggeva, e diceva: bello. Appallottolava e gettava via. Questa è letteratura, commentava, rifallo. Ho imparato da lui a distinguere tra la lingua dei giornali e quella di un libro».
LUIS SEPULVEDA

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